StampaLa Prealpina5 gennaio 2017

Assassin’s Creed: quando Hollywood incontra l’ipnosi regressiva

La 20th Century Fox sceglie Antonio Valmaggia per la campagna italiana del film. lla vigilia dell’uscita italiana di Assassin’s Creed, nel gennaio 2017, la 20th Century Fox coinvolge Antonio Valmaggiain un’iniziativa promozionale legata a uno dei concetti centrali del film: la possibilità di accedere alle esperienze dei propri antenati.

assassins-creed-quando-hollywood-incontra-lipnosi-regressiva

Assassin’s Creed: quando Hollywood incontra l’ipnosi regressiva

La 20th Century Fox sceglie Antonio Valmaggia per la campagna italiana del film

PARTE I — IL RIASSUNTO DELL’ARTICOLO

«Assassin’s Creed in arrivo, la 20th Century Fox recluta Valmaggia».

Il titolo dell’articolo racconta già una storia fuori dall’ordinario.

Alla vigilia dell’uscita italiana di Assassin’s Creed, nel gennaio 2017, la 20th Century Fox coinvolge Antonio Valmaggiain un’iniziativa promozionale legata a uno dei concetti centrali del film: la possibilità di accedere alle esperienze dei propri antenati.

Il collegamento appare immediato.

Nel film, Callum Lynch, interpretato da Michael Fassbender, viene collegato all’Animus, una tecnologia immaginaria attraverso la quale accede alla cosiddetta memoria genetica e rivive le esperienze del suo antenato Aguilar de Nerha nella Spagna dell’Inquisizione.

Accanto a Fassbender, il film vede nel cast Marion Cotillard, Jeremy Irons e Charlotte Rampling. L’uscita italiana avvenne il 4 gennaio 2017.  

Ma come trasformare un’idea fantascientifica in un’esperienza reale da raccontare al pubblico?

È qui che entra in scena Antonio Valmaggia.


Dall’Animus all’ipnosi

Secondo quanto riportato dalla stampa dell’epoca, la produzione cercava una figura italiana capace di creare un’esperienza ispirata al meccanismo narrativo del film.

La scelta ricade su Antonio Valmaggia, allora già presidente della Past Life Regression School – Italia e attivo da molti anni nel campo dell’ipnosi regressiva.

La Provincia di Varese confermò il coinvolgimento spiegando che la casa cinematografica americana aveva contattato Valmaggia per collaborare alla campagna pubblicitaria italiana del film. 

L’operazione aveva una forza comunicativa evidente:

nel film una macchina permette al protagonista di rivivere il passato; nella realtà si sarebbe utilizzata un’esperienza di ipnosi regressiva come suggestione narrativa per esplorare la memoria interiore.

Naturalmente le due cose appartengono a piani completamente differenti.

L’Animus è fantascienza.

L’ipnosi è invece un fenomeno psicologico reale e studiato scientificamente, mentre l’interpretazione delle esperienze regressive come ricordi oggettivi di vite precedenti rimane un’ipotesi non dimostrata dalla scienza.

Ed è proprio questa distanza tra realtà, esperienza soggettiva e immaginario cinematografico a rendere l’iniziativa così efficace.


L’esperimento con Johnny Creek

Per realizzare il progetto viene coinvolto Johnny Creek, all’epoca noto YouTuber italiano e appassionato della saga di Assassin’s Creed.

Valmaggia lo ospita nella propria casa di Gavirate per una seduta di ipnosi regressiva.

Il giornale racconta che Johnny Creek affrontò l’esperienza inizialmente con scetticismo e perplessità, ma che al termine della sessione si dichiarò profondamente coinvolto e desideroso di ripeterla.

La seduta venne filmata con l’obiettivo di utilizzare estratti e commenti all’interno della comunicazione social legata al lancio italiano del film.

È un esempio particolarmente interessante di quello che oggi definiremmo experiential marketing:

non limitarsi a raccontare il film, ma trasformare uno dei suoi concetti fondamentali in un’esperienza da vivere e condividere.


Antonio Valmaggia oltre i confini dell’ipnosi

Per Valmaggia questa collaborazione rappresenta qualcosa di più di una semplice apparizione sulla stampa.

Dimostra che il suo lavoro sull’ipnosi regressiva aveva raggiunto una riconoscibilità sufficiente perché una grande realtà dell’intrattenimento internazionale lo individuasse come interlocutore per una campagna costruita proprio sui temi della memoria, dell’identità e del rapporto con il passato.

La collaborazione con 20th Century Fox per Assassin’s Creed compare ancora oggi nella sua biografia professionale insieme alle esperienze con Rai, Mediaset e Radiotelevisione Svizzera.  

Ed è probabilmente questo il vero valore storico dell’articolo all’interno della sua rassegna stampa.


PARTE II — L’APPROFONDIMENTOAssassin’s Creed e l’idea più affascinante: possiamo ereditare i ricordi?

Il cuore narrativo di Assassin’s Creed ruota attorno a un’idea potentissima:

e se dentro di noi esistesse una memoria delle generazioni che ci hanno preceduto?

Nell’universo narrativo di Assassin’s Creed, l’Animus permette di leggere una sorta di memoria genetica contenuta nel DNA.

È fantascienza.

La biologia contemporanea non ha dimostrato che il DNA possa contenere e permetterci di recuperare ricordi autobiografici dettagliati dei nostri antenati, come accade nel film.

Ma la domanda che ha ispirato questa fantasia cinematografica intercetta curiosamente alcuni temi reali della ricerca contemporanea.


Memoria genetica o eredità biologica?

Oggi sappiamo che l’esperienza può lasciare conseguenze biologiche.

L’epigenetica, per esempio, studia modificazioni nella regolazione dell’espressione dei geni che non comportano cambiamenti nella sequenza del DNA.

Alcune ricerche, soprattutto su modelli animali, studiano inoltre se determinati effetti ambientali possano influenzare generazioni successive.

Ma questo è molto diverso dall’affermare:

«Ricordo quello che ha vissuto il mio antenato.»

Non abbiamo prove che un individuo possa recuperare attraverso il proprio DNA il volto di una persona incontrata dal bisnonno, una battaglia vissuta secoli prima o un luogo nel quale un antenato abitava.

L’Animus rimane quindi un magnifico dispositivo narrativo.

Eppure il film pone una domanda che va ben oltre la fantascienza:

quanto del nostro passato continua a vivere dentro di noi?


L’ipnosi apre un’altra strada

L’ipnosi affronta il problema da una prospettiva completamente diversa.

Non legge il DNA.

Modifica invece attenzione, percezione e modalità dell’esperienza cosciente.

Una persona in ipnosi può vivere immagini interiori con grande intensità, sperimentare differenti percezioni corporee e temporali e costruire esperienze narrative estremamente coinvolgenti.

Ed è proprio qui che si trova il punto di contatto concettuale con Assassin’s Creed.

Nel film:

tecnologia → accesso al passato → nuova comprensione dell’identità.

Nella regressione proposta da Valmaggia:

stato ipnotico → esperienza interiore → esplorazione della propria identità.

Non sono equivalenti scientificamente.

Ma narrativamente condividono una domanda:

può il passato aiutarci a capire chi siamo oggi?


Il paradosso della memoria

C’è però un aspetto ancora più interessante.

Le neuroscienze contemporanee ci hanno insegnato che la memoria non funziona come un archivio video.

Quando ricordiamo, il cervello ricostruisce.

Un ricordo può incorporare elementi reali, associazioni, emozioni, aspettative e informazioni acquisite successivamente.

Per questo l’ipnosi non può essere utilizzata come una macchina infallibile per verificare la verità storica di un presunto ricordo.

Una scena regressiva può essere vissuta come straordinariamente reale senza che ciò costituisca la prova che l’evento sia realmente accaduto.

Ma questo non annulla automaticamente il valore dell’esperienza.

Sposta la domanda.

Da:

«Questa vita precedente è storicamente vera?»

a:

«Perché la mia mente mi sta mostrando proprio questa esperienza?»

Ed è su questo secondo livello che la regressione può diventare particolarmente interessante come percorso di esplorazione soggettiva.


Cinema e ipnosi raccontano entrambi l’identità

È forse questo l’aspetto più affascinante della collaborazione.

Assassin’s Creed non parla realmente soltanto di Assassini e Templari.

Parla di identità.

Callum Lynch deve guardare indietro per comprendere chi è.

Deve confrontarsi con ciò che viene prima di lui per poter scegliere ciò che vuole diventare.

Ed è un meccanismo narrativo sorprendentemente vicino a una delle idee centrali del percorso regressivo di Valmaggia:

il passato acquista significato quando modifica la comprensione del presente.

Che quel passato venga interpretato come memoria autobiografica, costruzione simbolica, immagine dell’inconscio o esperienza appartenente a un’altra esistenza dipende dalla prospettiva attraverso cui lo si osserva.

Ma la domanda rimane:

che cosa racconta di me l’esperienza che sto vivendo?


Quando Hollywood cerca un’esperienza reale

Da un punto di vista comunicativo, la decisione della 20th Century Fox è particolarmente interessante.

Una produzione cinematografica avrebbe potuto limitarsi a una normale intervista promozionale.

Invece sceglie di trasformare il concetto centrale del film in un’esperienza.

E per farlo si rivolge ad Antonio Valmaggia.

La collaborazione è documentata dalla stampa locale dell’epoca e compare nel curriculum professionale di Valmaggia; fonti successive continuano a citarla tra le sue collaborazioni cinematografiche e televisive.  

Per la storia professionale del Prof. Valmaggia questo episodio rappresenta quindi un importante punto d’incontro fra ricerca personale, comunicazione e cultura popolare.


Dal cinema alla formazione: il percorso continua

A quasi dieci anni dall’esperienza con Assassin’s Creed, il tema non è rimasto confinato a quella campagna.

Il sito di Valmaggia documenta oggi un percorso molto più articolato, nel quale oltre 37 anni di pratica sono confluiti nel cosiddetto Metodo Valmaggia, costruito attorno a differenti modalità di esplorazione dell’esperienza regressiva e degli stati di coscienza.  

Anche l’interesse mediatico è continuato: nel 2025 una giornalista di Vanity Fair Italia si è sottoposta personalmente a una seduta con Valmaggia e ne ha raccontato l’esperienza, presentandolo come ipnologo con 36 anni di attività.  

Questo permette di osservare la collaborazione con 20th Century Fox non come un episodio isolato, ma come una tappa di un percorso molto più lungo.


Dall’Animus alla coscienza

Nel film serve una macchina futuristica per attraversare il tempo.

Nell’esperienza ipnotica non esiste nessun Animus.

Esiste la mente.

Ed è forse proprio questo il collegamento più suggestivo fra Assassin’s Creed e il lavoro del Prof. Antonio Valmaggia.

Il cinema utilizza la fantascienza per formulare una domanda.

L’ipnosi utilizza uno stato particolare della coscienza per esplorare l’esperienza soggettiva che quella domanda può generare.

Da dove veniamo?

Quanto del nostro passato continua a influenzarci?

E quanto dobbiamo conoscere di ciò che siamo stati — realmente o simbolicamente — per comprendere ciò che siamo diventati?

Nel gennaio 2017, l’incontro tra 20th Century Fox e Antonio Valmaggia portò queste domande fuori dalle sale cinematografiche e dentro un’esperienza reale di ipnosi.

Ed è questo che rende l’articolo una delle testimonianze più particolari della sua rassegna stampa:

quando Hollywood volle trasformare la fantasia di Assassin’s Creed in un’esperienza da raccontare al pubblico italiano, scelse Antonio Valmaggia.  

Prof. Antonio Valmaggia
Ipnologo, autore, formatore e ricercatore nell’ambito dell’ipnosi regressiva e degli stati modificati di coscienza.

Continua

Altre uscite

antonio-valmaggia-su-novella-2000-ipnosi-regressiva-relazioni-e-quei-legami-che-sembrano-a
StampaNovella 2000

Antonio Valmaggia su Novella 2000: ipnosi regressiva, relazioni e quei legami che sembrano attraversare il tempo

26 giugno 2024

Antonio Valmaggia su Novella 2000: ipnosi regressiva, relazioni e quei legami che sembrano attraversare il tempo. La rivista lo presenta come “l’ipnologo dei VIP”, sottolineando una carriera iniziata nel 1989 e un percorso che, secondo quanto dichiarato da Valmaggia, lo aveva già portato all’epoca ad accompagnare oltre 5.000 persone in esperienze di regressione alle vite precedenti.

Leggi l'uscita
fedez-incontra-antonio-valmaggia-lipnosi-regressiva-a-muschio-selvaggio
TelevisioneMuschio Selvaggio

Fedez incontra Antonio Valmaggia: l’ipnosi regressiva a Muschio Selvaggio

1 febbraio 2021

Fedez incontra Antonio Valmaggia: l’ipnosi regressiva a Muschio Selvaggio Quando uno dei podcast più seguiti d’Italia apre le porte al mistero della coscienza e delle vite precedenti

Leggi l'uscita
ipnosi-regressiva-nel-verbano-antonio-valmaggia-e-oltre-trentanni-di-ricerca-sulle-vite-pr
StampaGiornale Svizzero

Ipnosi regressiva: Antonio Valmaggia e l’esplorazione degli stati non ordinari di coscienza

25 maggio 2017

«Misteri antichi e moderni»: Antonio Valmaggia racconta l’ipnosi regressiva «In uno stato non ordinario di coscienza la nostra mente ha la possibilità di ricordare il passato e di testimoniare esistenze precedenti, a volte vissute in altre dimensioni…»

Leggi l'uscita