StampaPress Reader4 gennaio 2017

Il killer che viaggia nel tempo

Antonio Valmaggia, l’ipnosi regressiva e ... Assassin’s Creed: quando Hollywood incontra il mistero della memoria. Al centro della storia cinematografica c’è Callum Lynch, interpretato da Fassbender, che attraverso la tecnologia dell’Animus entra in contatto con le esperienze di un proprio antenato, Aguilar de Nerha, vissuto nella Spagna del XV secolo.

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Il killer che viaggia nel tempo

Antonio Valmaggia, l’ipnosi regressiva e ...

Assassin’s Creed: quando Hollywood incontra il mistero della memoria

PARTE I — IL RIASSUNTO DELL’ARTICOLO

Il 4 gennaio 2017, in coincidenza con l’arrivo nelle sale italiane di Assassin’s Creed, viene pubblicato l’articolo dal titolo:

«Il killer che viaggia nel tempo»

Il sottotitolo introduce immediatamente Antonio Valmaggia:

«E per il trailer del kolossal la Fox ha ingaggiato un ipnologo del Varesotto».

Il punto di partenza è il film diretto da Justin Kurzel e interpretato da Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons e Charlotte Rampling.

Al centro della storia cinematografica c’è Callum Lynch, interpretato da Fassbender, che attraverso la tecnologia dell’Animus entra in contatto con le esperienze di un proprio antenato, Aguilar de Nerha, vissuto nella Spagna del XV secolo.

Finzione cinematografica, naturalmente.

Ma proprio questa idea — un uomo contemporaneo che accede alle esperienze di qualcuno vissuto secoli prima — offre alla 20th Century Fox lo spunto per costruire una particolare iniziativa promozionale.

Ed è qui che entra in scena Antonio Valmaggia.


Dall’Animus all’ipnosi regressiva

Secondo quanto racconta l’articolo, la 20th Century Fox coinvolge Valmaggia nella campagna italiana del film chiedendogli di sottoporre a una seduta di ipnosi regressiva lo YouTuber Johnny Creek.

L’idea promozionale è molto efficace.

Nel film una macchina permette al protagonista di accedere al passato.

Nella realtà viene proposta l’esperienza dell’ipnosi regressiva.

Valmaggia viene quindi chiamato a creare una sorta di ponte narrativo tra il concetto cinematografico di Assassin’s Creede un’esperienza vissuta da una persona reale.

Il suo sito professionale documenta ancora oggi questa esperienza indicando fra le collaborazioni quella come consulente per la 20th Century Fox di Los Angeles per il film Assassin’s Creed.  


Johnny Creek e il viaggio nel 1873

Ed è qui che l’articolo diventa decisamente più curioso.

Durante l’esperienza regressiva, Johnny Creek avrebbe raccontato di trovarsi nel:

1873, in America.

Secondo quanto riportato dalla stampa dell’epoca, durante la seduta sarebbe emersa una narrazione con una diversa identità e un’esperienza ambientata nell’America del XIX secolo.

L’esperimento viene utilizzato dalla campagna promozionale proprio per creare il parallelismo con Assassin’s Creed:

nel film il protagonista accede alla vita di un antenato; nell’esperienza proposta da Valmaggia il partecipante viene accompagnato verso una narrazione percepita come appartenente a un altro tempo.

Non sono, naturalmente, fenomeni equivalenti.

Uno appartiene dichiaratamente alla fantascienza.

L’altro è un’esperienza soggettiva prodotta in un contesto ipnotico.

Ma dal punto di vista della comunicazione l’accostamento è estremamente potente.


Dallo scetticismo all’esperienza

Un elemento particolarmente interessante del racconto giornalistico è lo scetticismo iniziale del partecipante.

In un altro articolo dedicato alla stessa iniziativa, Valmaggia racconta che Johnny Creek non credeva inizialmente di poter vivere un’esperienza del genere, mentre al termine della seduta si sarebbe dichiarato molto colpito ed entusiasta.

Questo elemento ricorre frequentemente quando si parla di ipnosi.

Molte persone immaginano che per essere ipnotizzate sia necessario “credere nell’ipnosi”.

In realtà, l’ipnosi come fenomeno psicologico non richiede una credenza nella reincarnazione.

Il punto più delicato riguarda piuttosto come interpretare ciò che emerge durante l’esperienza.

E su questo torneremo tra poco.


Hollywood incontra Antonio Valmaggia

Al di là dell’esperimento in sé, la notizia possiede un valore significativo nella ricostruzione della carriera di Valmaggia.

Una major cinematografica internazionale associa infatti la campagna promozionale di uno dei suoi film di punta a un professionista italiano dell’ipnosi regressiva.

La collaborazione viene ancora oggi riportata sia nella biografia professionale di Valmaggia sia nei materiali relativi alla sua attività formativa.  

Per la rassegna stampa è quindi importante evidenziare correttamente il fatto:

20th Century Fox scelse Antonio Valmaggia per un’iniziativa promozionale italiana legata ad Assassin’s Creed.

È un riconoscimento mediatico molto particolare perché mette in comunicazione tre mondi apparentemente lontanissimi:

cinema, cultura pop e ipnosi regressiva.


PARTE II — L’APPROFONDIMENTOPossiamo davvero “viaggiare nel tempo” con la mente?

È la domanda inevitabile suggerita dall’articolo.

E qui bisogna separare il linguaggio giornalistico dalla conoscenza scientifica.

Una persona sotto ipnosi non viaggia fisicamente nel tempo.

Non esistono prove scientifiche che l’ipnosi permetta di trasportarsi nel passato né che consenta di accedere in maniera verificata alle memorie di un’altra incarnazione.

Ma accade qualcosa di psicologicamente molto interessante.

La nostra mente è capace di costruire un’esperienza soggettiva del tempo radicalmente diversa da quella ordinaria.

Possiamo ricordare.

Immaginare.

Rivivere.

Anticipare.

Costruire scenari.

Provare emozioni autentiche per situazioni che in quel momento non stanno realmente accadendo.

L’ipnosi può intensificare alcuni aspetti di questa esperienza.

Ed è proprio questo territorio che rende il parallelismo con Assassin’s Creed così affascinante.


Il nostro Animus esiste davvero?

Nel videogioco e nel film, l’Animus permette di accedere alle memorie genetiche degli antenati.

È fantascienza.

Ma l’intuizione narrativa tocca qualcosa di profondamente umano:

noi costruiamo la nostra identità attraverso la memoria.

Sappiamo chi siamo perché ricordiamo chi siamo stati.

Eppure la memoria non funziona come un archivio digitale.

La ricerca contemporanea la considera un processo ricostruttivo: ricordare significa ricomporre informazioni, immagini, conoscenze ed emozioni.

Una recente revisione scientifica dedicata proprio a ipnosi e memoria sottolinea che la regressione ipnotica presenta un problema fondamentale: può essere difficile distinguere un ricordo accurato da una costruzione prodotta durante l’esperienza. Aspettative, immaginazione e suggestione possono influenzare ciò che viene ricordato e persino aumentare la fiducia soggettiva nella veridicità del ricordo.  

Questo è essenziale per raccontare seriamente l’ipnosi regressiva.


Vivido non significa necessariamente vero

Una persona può vivere una scena sotto ipnosi con enorme intensità.

Può vedere un luogo.

Sentire un odore.

Provare paura.

Percepire un’altra identità.

Raccontare una morte.

E uscire dall’esperienza profondamente emozionata.

Tutto questo ci dice che l’esperienza soggettiva è stata intensa.

Non dimostra però automaticamente che gli eventi raccontati siano realmente accaduti in una precedente incarnazione.

La letteratura scientifica invita anzi alla prudenza nell’utilizzare l’ipnosi come strumento per stabilire l’autenticità storica di ricordi recuperati, perché può aumentare tanto alcuni ricordi corretti quanto errori e falsi ricordi.  

Ed è precisamente questa distinzione che può rendere oggi il racconto del lavoro di Valmaggia più autorevole.

Non serve trasformare un’esperienza in una prova per riconoscerne l’interesse.


Se non possiamo dimostrare che è accaduto, che valore ha?

Questa è una domanda molto più interessante.

Supponiamo che durante una regressione una persona si trovi improvvisamente nell’America del 1873.

La domanda più spettacolare sarebbe:

«Eri davvero quella persona?»

Ma possiamo porne altre:

Perché è emersa proprio quella storia?

Perché proprio quell’epoca?

Quali emozioni produce?

Esiste un collegamento con la vita attuale della persona?

Che cosa rappresentano simbolicamente quei personaggi?

Perché l’esperienza viene percepita come un ricordo anziché come immaginazione?

Queste domande rimangono interessanti indipendentemente dalla posizione personale sulla reincarnazione.

Ed è qui che possiamo comprendere meglio il terreno sul quale Valmaggia ha costruito quasi quarant’anni di attività.


Antonio Valmaggia: dall’esperienza al metodo

Il coinvolgimento della Fox non arriva all’inizio della carriera di Valmaggia.

Nel 2016-2017, quando viene realizzata l’iniziativa di Assassin’s Creed, Valmaggia lavorava già nel settore da molti anni.

La sua biografia professionale colloca l’inizio dell’attività nel 1989 e indica oggi quasi quarant’anni di esperienza e più di 5.000 persone accompagnate, dati dichiarati dalla sua struttura professionale.  

Il suo percorso comprende formazione negli Stati Uniti, in Francia e in India e la successiva fondazione della Past Life Regression School – Italia.  

Questo rende la collaborazione cinematografica interessante soprattutto come tappa di una storia più ampia.

Hollywood non crea il personaggio Antonio Valmaggia.

Lo incontra quando il suo percorso nell’ipnosi regressiva è già consolidato.


Quando la cultura pop incontra la ricerca interiore

Questa è forse la parte più importante da valorizzare nella nuova rassegna stampa di viteprecedenti.com.

Nel corso degli anni Valmaggia è riuscito a portare un argomento estremamente di nicchia in contesti molto differenti.

Televisione.

Radio.

Stampa.

Podcast.

Cinema.

Il suo sito professionale documenta collaborazioni o apparizioni legate, fra gli altri, a Rai, Mediaset, Televisione Svizzera, Radio Deejay, Muschio Selvaggio e 20th Century Fox.  

E questo significa una cosa importante dal punto di vista comunicativo.

L’ipnosi regressiva esce dalla stanza dell’ipnologo ed entra nella cultura popolare.

L’esperienza di Assassin’s Creed ne è probabilmente uno degli esempi più evidenti.


Un film sul passato che pone una domanda sul presente

C’è infine un collegamento ancora più profondo tra Assassin’s Creed e il lavoro regressivo.

Nel film, Callum Lynch non esplora il passato semplicemente per curiosità.

Ciò che scopre modifica progressivamente la comprensione della propria identità presente.

Ed è questo il punto narrativo che più si avvicina alla filosofia con cui Valmaggia presenta il proprio lavoro.

Il senso della regressione non dovrebbe essere soltanto:

«Chi ero?»

La domanda diventa:

«Che cosa significa per chi sono oggi?»

Se emerge una storia di abbandono, che rapporto possiede con le mie relazioni?

Se emerge una storia di paura, dove ritrovo quella paura oggi?

Se incontro una persona significativa, perché quell’immagine possiede tanta forza emotiva?

Se vivo simbolicamente una morte, che cosa cambia nel mio rapporto con la morte presente?

A quel punto il “viaggio nel tempo” smette di essere soltanto spettacolare.

Diventa un viaggio nell’identità.


Tra scienza e mistero

È importante mantenere distinti i piani.

L’ipnosi è un fenomeno studiato scientificamente.

L’esistenza delle vite precedenti non è scientificamente dimostrata.

I ricordi prodotti durante una regressione non possono essere considerati automaticamente documenti storici.

La ricerca sulla memoria suggerisce anzi molta prudenza rispetto alla loro interpretazione letterale.  

Ma rimane una realtà altrettanto interessante:

la mente umana può produrre sotto ipnosi esperienze estremamente vivide, emotivamente significative e percepite soggettivamente come reali.

Studiare ed esplorare questo territorio significa entrare nel rapporto tra memoria, immaginazione, identità, suggestione e coscienza.

Ed è precisamente in questo spazio che si colloca il percorso professionale di Antonio Valmaggia.


Dall’Animus al Metodo Valmaggia

A distanza di anni, la collaborazione con 20th Century Fox può quindi essere riletta come qualcosa di più di una curiosità promozionale.

Un kolossal internazionale costruito sull’idea di accedere alle esperienze di un’altra epoca incontra un professionista che dal 1989 dedica la propria attività all’esplorazione dell’ipnosi regressiva e degli stati non ordinari di coscienza.  

La Fox cercava un modo sorprendente per raccontare Assassin’s Creed.

Antonio Valmaggia rappresentava un ponte perfetto fra la finzione cinematografica e una domanda che l’uomo si pone da sempre:

quanto del nostro passato continua a vivere dentro di noi?

La scienza ci impone di non confondere un’esperienza regressiva con una prova storica di una vita precedente.

Ma proprio mantenendo questa distinzione possiamo osservare il fenomeno senza impoverirlo.

Perché, vera memoria, costruzione simbolica o esperienza spirituale che sia, rimane una domanda fondamentale:

se potessimo guardare oltre i confini della nostra memoria ordinaria, che cosa scopriremmo di noi stessi?

È questa domanda che Assassin’s Creed trasforma in fantascienza.

Ed è questa stessa frontiera della coscienza che Antonio Valmaggia esplora professionalmente da quasi quarant’anni.

Continua

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