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L’ipnosi aiuta a curare il dolore cronico

Antonio Valmaggia e le nuove frontiere dell’ipnosi nella gestione del dolore. L’articolo «L’ipnosi aiuta a curare il dolore cronico» documenta un momento significativo del percorso professionale del Prof. Antonio Valmaggia: la partecipazione a un incontro dedicato alle applicazioni dell’ipnosi nel trattamento del dolore cronico presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese.

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L’ipnosi aiuta a curare il dolore cronico

Antonio Valmaggia e le nuove frontiere dell’ipnosi nella gestione del dolore

PARTE I — IL RIASSUNTO DELL’ARTICOLO

L’articolo «L’ipnosi aiuta a curare il dolore cronico» documenta un momento significativo del percorso professionale del Prof. Antonio Valmaggia: la partecipazione a un incontro dedicato alle applicazioni dell’ipnosi nel trattamento del dolore cronico presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese.

Nella fotografia pubblicata dal giornale compaiono Alessandro Lizioli, Enrico Facco e Antonio Valmaggia, chiamati a confrontarsi davanti a una platea di giovani specializzandi in medicina e infermieri.

Il tema affrontato è molto concreto: il rapporto tra ipnosi e dolore.

L’articolo presenta l’ipnosi come possibile strumento complementare nella gestione del dolore cronico e richiama la possibilità di intervenire non necessariamente sulla causa organica della patologia, ma sulla percezione del dolore e sul modo in cui la persona lo vive.

È una distinzione fondamentale.

Curare la persona oltre il sintomo

Il dolore cronico non è infatti soltanto un segnale proveniente da una parte del corpo.

Quando persiste per mesi o anni può influenzare profondamente la qualità della vita: sonno, movimento, relazioni, attività lavorativa, emozioni, paura e aspettative possono essere coinvolti.

L’articolo sottolinea proprio questa dimensione più ampia.

L’ipnosi viene presentata come uno strumento attraverso il quale il paziente può modificare alcuni aspetti della propria esperienza del dolore e recuperare una maggiore capacità di gestione della condizione.

Non significa affermare che l’ipnosi elimini la patologia che produce il dolore.

Significa riconoscere che dolore e percezione del dolore non sono esattamente la stessa cosa.

Ed è proprio su questo secondo livello che l’ipnosi può intervenire.


Antonio Valmaggia all’Università dell’Insubria

Per la storia professionale del Prof. Antonio Valmaggia, la fotografia che accompagna l’articolo possiede un valore particolare.

Lo vediamo all’interno di un’Aula Magna universitaria, in un incontro dedicato alle nuove frontiere dell’ipnosi applicata al dolore cronico.

È una testimonianza importante perché mostra una dimensione del suo percorso che va oltre il tema per il quale è maggiormente conosciuto dal grande pubblico, quello delle vite precedenti.

Prima ancora della regressione, infatti, esiste un campo molto più vasto:

l’ipnosi e le possibilità della mente di modificare l’esperienza soggettiva.

Dolore, attenzione, memoria, emozione e percezione sono territori differenti, ma hanno un elemento comune: il modo in cui il cervello costruisce la nostra esperienza cosciente.

Ed è proprio questo territorio ad accompagnare una parte importante della ricerca professionale di Valmaggia.


PARTE II — L’APPROFONDIMENTOVent’anni di ricerca dopo: l’ipnosi può davvero modificare il dolore?

Oggi possiamo affrontare la domanda con molti più dati scientifici.

E la risposta più corretta non è semplicemente «sì» o «no».

La ricerca indica che l’ipnosi può essere utile per alcune persone e in alcune condizioni dolorose, soprattutto come intervento complementare, ma l’entità dell’effetto varia fra studi, condizioni cliniche e individui.

Una meta-analisi del 2021 ha analizzato 42 studi controllati, corrispondenti a 45 trial, dedicati all’ipnosi nel dolore clinico. Gli autori hanno riscontrato complessivamente un effetto analgesico di entità media.  

Nel 2022 un’altra revisione sistematica si è concentrata specificamente sul dolore cronico muscoloscheletrico e neuropatico: nove studi randomizzati, per un totale di 530 partecipanti. Anche in questo caso è stata osservata una riduzione moderata dell’intensità del dolore e dell’interferenza che questo produce nella vita quotidiana.  

Un dato curioso di quella ricerca è che gli effetti risultavano maggiori negli interventi di almeno otto sessioni rispetto a quelli più brevi. Non basta per stabilire una prescrizione universale, ma suggerisce che l’ipnosi applicata al dolore possa essere più sensatamente considerata un percorso da apprendere, piuttosto che un singolo intervento spettacolare.  


Il dato più recente: oltre 6.000 pazienti

Nel 2024 una grande revisione ha analizzato l’ipnosi utilizzata in aggiunta ad altri trattamenti.

Sono stati inclusi 70 studi e complessivamente 6.078 partecipanti.

Nel dolore cronico, aggiungere l’ipnosi alle cure abituali è stato associato a un piccolo beneficio analgesico aggiuntivo; sono emersi segnali favorevoli anche quando veniva associata ad alcuni interventi educativi o farmacologici. Gli autori, tuttavia, classificano la certezza complessiva delle evidenze come molto bassa e sottolineano quindi che permane una significativa incertezza sull’entità dell’effetto.  

Questo dettaglio è importante.

Per valorizzare seriamente l’ipnosi non occorre trasformarla in una cura miracolosa.

Al contrario:

la sua credibilità aumenta quando possibilità e limiti vengono raccontati insieme.


Perché l’ipnosi può modificare il dolore?

Per comprenderlo dobbiamo abbandonare un’idea molto semplice del dolore.

Il dolore non funziona come un termometro che registra passivamente un danno.

È un’esperienza complessa alla quale partecipano informazioni provenienti dal corpo ma anche attenzione, aspettative, emozioni, memoria, contesto e significato attribuito all’esperienza.

E questo spiega un fenomeno apparentemente sorprendente.

La stessa stimolazione può essere vissuta in maniera differente da persone differenti — o dalla stessa persona in momenti differenti.

L’ipnosi lavora precisamente su alcuni di questi processi.

Attraverso attenzione focalizzata, immaginazione e suggestioni specifiche è possibile intervenire sulla maniera in cui alcune persone elaborano e percepiscono l’esperienza dolorosa.

Non significa immaginare che il dolore non esista.

Significa comprendere che l’esperienza del dolore viene costruita dal sistema nervoso e possiede quindi componenti modulabili.


Non eliminare necessariamente il dolore. Cambiare il rapporto con il dolore.

È probabilmente questo il concetto più potente da comunicare.

Per una persona che convive con dolore cronico, il problema non è soltanto:

«Quanto mi fa male?»

Può diventare:

«Quanto limita la mia vita?»

«Quanto lo temo?»

«Quanto spazio occupa nella mia attenzione?»

«Quanto condiziona il sonno?»

«Quanto determina quello che penso di poter o non poter più fare?»

Il dolore può progressivamente diventare il centro attorno al quale viene organizzata l’intera esistenza.

In questo scenario un intervento psicologico o ipnotico può avere un obiettivo più sofisticato della semplice ricerca dello zero dolore:

restituire alla persona una quota di controllo sulla propria esperienza.

Ed è una prospettiva profondamente diversa.


Un esempio interessante: la fibromialgia

Uno studio randomizzato pubblicato nel 2024 ha analizzato 49 persone con fibromialgia e dolore cronico moderato-grave.

Il gruppo sperimentale ha seguito otto sessioni settimanali di ipnosi, mentre il gruppo di controllo partecipava a incontri conversazionali.

Nel gruppo sottoposto a ipnosi sono stati osservati miglioramenti non soltanto del dolore, ma anche di parametri secondari quali ansia, depressione, qualità del sonno e qualità della vita; alcuni risultati erano ancora presenti al controllo a tre mesi.  

Un singolo studio non permette naturalmente di generalizzare il risultato a tutte le persone con dolore cronico.

Ma mostra molto bene un concetto:

quando parliamo di dolore, dobbiamo parlare dell’intera esperienza della persona.


La scienza non ha ancora dato una risposta definitiva

È importante anche raccontare l’altra faccia della ricerca.

Una meta-analisi pubblicata nel 2025, considerando trial randomizzati pubblicati tra il 2014 e il 2024, ha trovato risultati favorevoli per il dolore acuto, ma non un effetto statisticamente significativo dell’ipnosi sul dolore cronico nel gruppo di studi selezionato.  

Non è necessariamente una contraddizione.

Le revisioni includono studi differenti, tecniche ipnotiche differenti, patologie differenti e criteri metodologici differenti.

Ci dice soprattutto che parlare genericamente di «dolore cronico» rischia di mettere insieme condizioni molto diverse.

Ed è per questo che la domanda scientifica si sta evolvendo da:

«L’ipnosi funziona?»

a domande molto più precise:

«Per quali pazienti funziona meglio? Per quali tipi di dolore? Con quale tecnica? Per quante sedute? Associata a quali altri trattamenti?»

Questa è la maturazione naturale di un campo di ricerca.


Dall’ipnosi clinica all’ipnosi regressiva: una distinzione importante

L’articolo permette anche di fare chiarezza su un punto fondamentale per raccontare correttamente il percorso di Antonio Valmaggia.

L’ipnosi clinica utilizzata nella gestione del dolore e l’ipnosi regressiva non sono la stessa applicazione.

Nel primo caso le suggestioni possono essere orientate, per esempio, alla modulazione della percezione dolorosa, al rilassamento o allo sviluppo di strategie di autogestione.

Nella regressione l’obiettivo è differente e riguarda l’esplorazione di immagini, memorie percepite, emozioni e narrazioni interiori.

Non sarebbe quindi corretto utilizzare gli studi sull’analgesia ipnotica come dimostrazione scientifica dell’ipnosi regressiva o delle vite precedenti.

Ma entrambe le esperienze condividono qualcosa di fondamentale:

la capacità dello stato ipnotico di modificare il modo in cui la persona vive la propria esperienza cosciente.

Ed è qui che il percorso di Valmaggia acquista una prospettiva molto più ampia.


Antonio Valmaggia: prima dell’ipnosi regressiva c’è l’ipnosi

Nella comunicazione contemporanea il nome di Antonio Valmaggia è fortemente associato all’ipnosi regressiva e all’esplorazione delle vite precedenti.

Questa pagina di giornale permette però di raccontare un’altra parte importante della sua storia.

Valmaggia è prima di tutto un professionista che ha dedicato decenni allo studio e all’esperienza dell’ipnosi e degli stati non ordinari di coscienza.

Vederlo intervenire in un’Aula Magna universitaria su un argomento come il dolore cronico restituisce la dimensione più ampia del suo percorso.

L’ipnosi può essere utilizzata con finalità differenti.

Può essere studiata per il dolore.

Può intervenire sulla percezione.

Può lavorare sull’attenzione.

Può accompagnare l’esplorazione delle emozioni.

Può essere utilizzata per indagare l’esperienza soggettiva della memoria.

E, nel percorso sviluppato da Valmaggia, può diventare una porta verso territori ancora più complessi della coscienza.


Dalla cura del dolore alla conoscenza della coscienza

Forse è proprio questo il messaggio più interessante che possiamo ricavare oggi dall’articolo.

La ricerca scientifica sull’ipnosi applicata al dolore mostra che la mente non è semplicemente spettatrice di ciò che accade nel corpo.

Percezione, attenzione, emozione e aspettative partecipano alla costruzione dell’esperienza.

Ed è questa relazione fra mente, corpo e coscienza che attraversa buona parte della storia professionale del Prof. Antonio Valmaggia.

Dal respiro all’ipnosi.

Dalla percezione del corpo alle emozioni.

Dal dolore alla memoria.

Dalla memoria agli stati modificati di coscienza.

Dagli stati modificati alla domanda più profonda:

quanto possiamo modificare la nostra esperienza quando impariamo a utilizzare diversamente la nostra mente?

La medicina e le neuroscienze stanno continuando a studiare questa domanda con strumenti sempre più sofisticati.

Antonio Valmaggia la esplora professionalmente da decenni attraverso l’esperienza ipnotica.

Ed è proprio l’incontro tra esperienza, ricerca, prudenza scientifica e apertura verso ciò che ancora non conosciamoa rendere questa pagina della sua rassegna stampa particolarmente significativa.

Prof. Antonio Valmaggia
Ipnologo, autore, formatore e ricercatore nell’ambito dell’ipnosi regressiva e degli stati modificati di coscienza.

Continua

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