Rinascere per cambiare in meglio
Antonio Valmaggia, il Rebirthing e il potere trasformativo del respiro
PARTE I — DALLA RASSEGNA STAMPA
Quando
Viversani e Belliraccontava il Rebirthing
Nel gennaio 2013 il settimanale nazionale Viversani e Belli dedica due pagine al Rebirthing con un titolo che racchiude l’intero significato dell’esperienza:
«Rinascere per cambiare in meglio»
L’articolo presenta il Rebirthing come una pratica basata sulla respirazione consapevole e sul rapporto profondo fra corpo, emozioni e mente.
A guidare il lettore nella comprensione della tecnica è Antonio Valmaggia, già allora figura di riferimento nel settore e protagonista di una lunga attività dedicata alla respirazione, all’ipnosi e all’esplorazione degli stati di coscienza.
L’articolo descrive un metodo nel quale il respiro non è considerato soltanto una funzione automatica dell’organismo, ma diventa un mezzo attraverso cui rivolgere l’attenzione verso il proprio mondo interiore.
Il respiro come porta verso se stessi
Il Rebirthing viene descritto attraverso la cosiddetta respirazione circolare, caratterizzata da una continuità tra inspirazione ed espirazione.
Attraverso questa modalità respiratoria e un progressivo rilassamento, l’esperienza mira a ridurre l’attenzione rivolta agli stimoli esterni per favorire una maggiore percezione di sensazioni corporee, emozioni, immagini e contenuti interiori.
L’articolo associa a questa esperienza diversi possibili obiettivi:
maggiore consapevolezza di sé;
riduzione delle tensioni;
esplorazione delle emozioni;
comprensione di alcuni automatismi personali;
integrazione tra dimensione fisica e mentale;
ricerca di un maggiore equilibrio interiore.
Il concetto fondamentale è espresso già dal titolo.
Rinascere non significa diventare qualcun altro. Significa acquisire una nuova percezione di se stessi.
Spiritualità, trascendenza e conoscenza interiore
Un elemento particolarmente interessante del servizio è il tentativo di mettere in relazione tradizioni orientali e ricerca occidentale.
Viene richiamato il Pranayama, l’antica disciplina yogica del respiro, mettendolo in relazione con l’interesse occidentale per tecniche respiratorie sviluppatesi soprattutto nella seconda metà del Novecento.
L’articolo cita anche Leonard Orr, associato alla nascita e diffusione del Rebirthing moderno.
In questa prospettiva, respirare consapevolmente diventa molto più che un esercizio.
Diventa un’esperienza.
Il corpo partecipa, la mente osserva e le emozioni possono emergere.
Ed è proprio questa integrazione tra corpo, mente ed esperienza interiore che caratterizzerà una parte importante della successiva ricerca di Antonio Valmaggia.
«Si impara a stare bene con se stessi»
Nella seconda pagina viene approfondito il modo in cui si svolge una seduta.
La persona viene accompagnata verso una condizione di rilassamento mentre mantiene la respirazione circolare.
L’esperienza viene descritta come profondamente soggettiva: possono comparire sensazioni fisiche, emozioni, immagini e ricordi.
Il percorso non viene presentato come un singolo episodio spettacolare, ma come un’esperienza progressiva.
E questo introduce un elemento importante della filosofia di Valmaggia:
la trasformazione personale non consiste nel fuggire da ciò che siamo, ma nell’imparare a conoscerlo.
Dal Rebirthing all’ipnosi regressiva
Riletta oggi, questa intervista assume un valore particolare all’interno della storia professionale del Prof. Antonio Valmaggia.
Il respiro rappresenta infatti una delle porte attraverso le quali Valmaggia si è avvicinato allo studio degli stati non ordinari di coscienza.
Negli anni il suo percorso si sarebbe sviluppato sempre più nell’ambito dell’ipnosi e, in particolare, dell’ipnosi regressiva alle vite precedenti.
Il filo conduttore, tuttavia, rimane riconoscibile:
portare l’attenzione dall’esterno verso l’interno.
Dal respiro alle emozioni.
Dalle emozioni alla memoria.
Dalla memoria alle immagini.
Dalle immagini all’esplorazione della coscienza.
PARTE II — L’APPROFONDIMENTO
Dal 2013 a oggi: cosa ha scoperto la ricerca sul Breathwork?
È proprio qui che l’articolo di Viversani e Belli diventa particolarmente interessante.
Nel 2013 pratiche come Rebirthing e Breathwork erano conosciute soprattutto negli ambienti della crescita personale, delle discipline corporee e delle pratiche contemplative.
Oggi il quadro è diverso.
Negli ultimi anni respirazione volontaria, Conscious Connected Breathing e altre forme di Breathwork sono diventate oggetto di studi neuroscientifici e clinici.
Una revisione scientifica pubblicata su Neuroscience & Biobehavioral Reviews ha esaminato proprio le pratiche di respirazione ad alta ventilazione, includendo esplicitamente Rebirthing, Holotropic Breathwork e altre tecniche.
I ricercatori evidenziano che queste pratiche possono produrre importanti modificazioni dell’esperienza soggettiva e influenzare sistemi autonomici e centrali attraverso cambiamenti fisiologici legati, fra l’altro, alla CO₂, al flusso sanguigno cerebrale e all’interocezione. Allo stesso tempo sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici rigorosi prima di attribuire loro specifiche proprietà terapeutiche. (ScienceDirect)
Questa distinzione è fondamentale.
Non significa che la ricerca abbia dimostrato tutte le interpretazioni tradizionalmente associate al Rebirthing.
Significa però che modificare volontariamente la respirazione può produrre cambiamenti psicofisiologici reali e misurabili.
Respiro e stati modificati di coscienza
Uno degli sviluppi più affascinanti è arrivato molto recentemente.
Uno studio pubblicato su Communications Psychology ha esaminato il circular breathwork, categoria nella quale gli autori includono tecniche come Conscious Connected Breathwork, Holotropic e Rebirthing.
Lo studio ha trovato un’associazione tra la diminuzione della CO₂ durante la respirazione circolare e l’intensità degli stati alterati di coscienza riferiti dai partecipanti. (DOI)
È un risultato particolarmente interessante se confrontato con il percorso professionale di Valmaggia.
Perché crea un ponte fra due mondi che hanno caratterizzato la sua ricerca:
il respiro e gli stati non ordinari di coscienza.
Quello che per decenni è stato osservato principalmente attraverso l’esperienza soggettiva può oggi essere studiato contemporaneamente attraverso fisiologia, psicologia e neuroscienze.
Il corpo modifica la mente, la mente modifica il corpo
Il principio alla base di molte pratiche respiratorie può sembrare sorprendente:
modificando volontariamente qualcosa di corporeo come il respiro possiamo modificare anche alcuni aspetti della nostra esperienza mentale.
Normalmente pensiamo al processo opposto.
Abbiamo paura → il respiro accelera.
Siamo tranquilli → il respiro rallenta.
Siamo agitati → respiriamo diversamente.
Ma la relazione funziona anche nella direzione inversa.
Il respiro costituisce infatti un’interfaccia particolare tra processi automatici e controllo volontario.
Respiriamo senza pensarci per tutta la vita.
E contemporaneamente possiamo decidere, in qualsiasi momento, di intervenire volontariamente sul ritmo respiratorio.
È uno dei punti di incontro più immediati tra coscienza e fisiologia.
Conscious Connected Breathing: la ricerca continua
L’interesse scientifico non si è fermato.
Nel 2026 è stato pubblicato sul Journal of Affective Disorders uno studio randomizzato controllato dedicato specificamente al Conscious Connected Breathwork.
Il programma, della durata di sei settimane e svolto online, ha prodotto nel campione studiato una riduzione dei sintomi d’ansia maggiore rispetto al gruppo in lista d’attesa. Gli stessi autori ricordano però che il Breathwork sta ancora costruendo una base di evidenze sufficientemente robusta per determinarne con precisione efficacia, indicazioni e limiti. (ScienceDirect)
È esattamente la cautela necessaria quando si parla di queste discipline.
I risultati sono promettenti.
La ricerca sta crescendo.
Ma promettente non significa definitivamente dimostrato.
Antonio Valmaggia: quando il respiro diventa l’inizio di una ricerca
È in questa prospettiva che la pagina di Viversani e Belli assume oggi un valore diverso.
Non racconta soltanto una tecnica.
Racconta una fase della ricerca di Antonio Valmaggia sulla coscienza.
La documentazione professionale disponibile mostra inoltre che quello del 2013 non fu un episodio isolato: Valmaggia collaborò negli anni con numerose testate e programmi televisivi e radiofonici e già prima di questo servizio aveva pubblicato diversi interventi dedicati al Rebirthing, alla psicologia perinatale, alla relazione e alla crescita personale. (rebirthing-online.it)
La sua biografia professionale fa risalire al 1989 l’inizio della conduzione di corsi e sedute dedicate alla crescita personale e, successivamente, alla regressione. (Vite Precedenti - Ipnosi Regressiva)
Questo permette di leggere il suo percorso non come una successione di tecniche differenti, ma come un’unica lunga domanda:
quali porte possiamo utilizzare per esplorare la coscienza umana?
Il respiro è stata una di queste.
L’ipnosi ne sarebbe diventata un’altra.
Dal respiro alla memoria, dalla memoria alla coscienza
Nel lavoro successivo di Valmaggia questa ricerca si amplia.
L’attenzione si sposta sempre più verso l’ipnosi regressiva, le immagini interiori, la memoria, le emozioni e l’esplorazione delle esperienze interpretate come appartenenti a vite precedenti.
Sul piano scientifico è importante distinguere i fenomeni.
La ricerca contemporanea può studiare gli effetti fisiologici del Breathwork e gli stati modificati di coscienza.
Non dimostra, invece, che immagini o ricordi emersi durante un’esperienza regressiva appartengano oggettivamente a precedenti incarnazioni.
Ma rimane aperto un territorio enorme:
quello dell’esperienza soggettiva.
Che cosa accade quando diminuisce l’attenzione verso il mondo esterno?
Perché emergono determinate immagini?
Come vengono costruite le narrazioni interiori?
Quale rapporto esiste tra corpo, emozione e memoria?
Quanto può cambiare la percezione di sé entrando in uno stato non ordinario di coscienza?
Sono interrogativi che attraversano psicologia, neuroscienze e studi sulla coscienza.
E sono anche interrogativi che accompagnano da decenni il percorso professionale di Antonio Valmaggia.
«Rinascere per cambiare in meglio»
Forse, allora, il titolo scelto da Viversani e Belli nel 2013 possiede oggi un significato ancora più interessante.
Rinascere non necessariamente come ritorno a un’altra vita, ma come possibilità di osservare diversamente quella che stiamo vivendo.
Il respiro può rappresentare il primo gesto.
L’attenzione si sposta.
Il rumore esterno diminuisce.
Il corpo diventa più presente.
E ciò che normalmente rimane sullo sfondo della nostra esperienza può emergere in primo piano.
Da questa intuizione Antonio Valmaggia ha sviluppato negli anni un percorso sempre più ampio dedicato all’ipnosi, alla regressione e agli stati modificati di coscienza.
Oggi, mentre la ricerca scientifica comincia a indagare con strumenti sempre più sofisticati il rapporto fra respirazione, fisiologia ed esperienza cosciente, quell’articolo del 2013 diventa anche la testimonianza di una ricerca iniziata molto prima che il Breathwork diventasse un fenomeno di interesse internazionale.
Ed è forse questa la chiave con cui leggere l’intero percorso del Prof. Antonio Valmaggia:
non una singola tecnica, ma una ricerca pluridecennale sulle possibilità ancora poco esplorate della coscienza umana.
Prof. Antonio Valmaggia
Ipnologo, autore, formatore e ricercatore nell’ambito dell’ipnosi regressiva e degli stati modificati di coscienza.
