Stampa7 novembre 2000

Scuola di respiro: Antonio Valmaggia, il rebirthing e il potere trasformativo del respiro

L’articolo testimonia quindi una fase importante del percorso del Prof. Antonio Valmaggia e documenta come temi oggi divenuti estremamente popolari — respirazione consapevole, rapporto mente-corpo, stati modificati di coscienza, consapevolezza e trasformazione personale — fossero già parte della sua attività molti anni fa.

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Scuola di respiro: Antonio Valmaggia, il rebirthing e il potere trasformativo del respiro

PARTE I — DALLA RASSEGNA STAMPA

Quando il respiro diventava una nuova frontiera della consapevolezza

«Scuola di respiro, meglio che curarsi».

È il titolo, volutamente provocatorio e giornalisticamente efficace, con cui il 7 novembre 2000 una pagina dedicata a Salute e Benessere raccontava al grande pubblico il rebirthing, presentandolo come una pratica basata sul respiro capace di intervenire sulla dimensione emotiva e sul benessere della persona.

Nel sottotitolo veniva definito come una sorta di “rinascita”, associata alla possibilità di alleviare stress emotivi, stanchezza e stati di disagio.

Al centro dell’articolo compare Antonio Valmaggia, allora già impegnato nello studio e nell’applicazione di tecniche rivolte agli stati modificati di coscienza e alla relazione tra mente, corpo, memoria ed emozioni.

La fotografia che domina la pagina racconta molto anche senza parole: Valmaggia è accanto a una persona distesa, durante quella che appare come una sessione esperienziale. È un’immagine che restituisce il clima di una stagione culturale nella quale tecniche di respirazione, rilassamento, ipnosi e ricerca interiore cominciavano a uscire dagli ambienti specialistici per raggiungere un pubblico sempre più vasto.

Il rebirthing: il respiro come esperienza

Il principio raccontato nell’articolo parte da qualcosa di apparentemente elementare: respirare.

Non il respiro automatico che accompagna ogni momento della nostra esistenza, ma un atto respiratorio portato intenzionalmente alla coscienza e inserito all’interno di una precisa esperienza.

Attraverso particolari modalità di respirazione, il rebirthing veniva utilizzato per favorire rilassamento, consapevolezza corporea ed emersione di vissuti emotivi.

L’idea centrale era che modificando consapevolmente il modo di respirare fosse possibile modificare anche il proprio stato psicofisico.

Ed è proprio questo rapporto tra respiro, emozione e coscienza a rendere particolarmente interessante rileggere oggi quell’articolo.

Perché oltre venticinque anni dopo disponiamo di una quantità di studi sul breathwork e sulla respirazione controllata molto maggiore rispetto a quella disponibile all’epoca.


«ANCHE IL CERVELLO SI TRASFORMA»

Nella parte inferiore della pagina compare un secondo titolo particolarmente significativo:

Antonio Valmaggia — Anche il cervello si trasforma

È forse la frase che, riletta oggi, suscita maggiore interesse.

Il lavoro di Valmaggia non si limita infatti alla respirazione. Il respiro diventa una delle possibili porte attraverso le quali esplorare un territorio molto più vasto: gli stati di coscienza, l’ipnosi e le modalità con cui l’esperienza soggettiva può modificarsi profondamente.

L’articolo testimonia quindi una fase importante del percorso del Prof. Antonio Valmaggia e documenta come temi oggi divenuti estremamente popolari — respirazione consapevole, rapporto mente-corpo, stati modificati di coscienza, consapevolezza e trasformazione personale — fossero già parte della sua attività molti anni fa.


PARTE II — L’APPROFONDIMENTO

Venticinque anni dopo: cosa ci dice oggi la ricerca sul respiro?

Ciò che nel 2000 poteva apparire a molti come un territorio di frontiera è oggi diventato anche oggetto di ricerca scientifica.

La letteratura contemporanea utilizza spesso il termine breathwork per indicare differenti pratiche nelle quali ritmo, frequenza, profondità o modalità del respiro vengono volontariamente modificati.

Una meta-analisi pubblicata su Scientific Reports ha esaminato studi randomizzati controllati dedicati agli effetti del breathwork sulla salute mentale.

Per lo stress sono stati analizzati 12 studi per complessivi 785 partecipanti. I risultati hanno mostrato un effetto statisticamente significativo, di entità piccola-moderata, a favore delle pratiche respiratorie rispetto ai gruppi di controllo.

Nella stessa analisi sono emersi risultati favorevoli anche sui sintomi autoriferiti di ansia e depressione.

Gli stessi ricercatori invitano tuttavia alla prudenza: il numero degli studi è ancora relativamente limitato, molti presentano un rischio di bias moderato e sotto la definizione di breathwork rientrano tecniche anche molto differenti tra loro. (⁠Nature)

Respiro, sistema nervoso e cervello

Un’altra revisione sistematica, pubblicata su Frontiers in Human Neuroscience, ha analizzato specificamente le tecniche di respirazione lenta, prendendo in considerazione sia il sistema nervoso autonomo sia quello centrale.

La letteratura esaminata suggerisce che il controllo volontario del respiro possa essere associato a modificazioni di parametri cardiovascolari e autonomici e a cambiamenti dello stato psicologico.

Il dato interessante è proprio l’interazione.

Il respiro non è soltanto una conseguenza del nostro stato emotivo: può diventare uno degli strumenti attraverso i quali interveniamo volontariamente sul nostro stato psicofisiologico.

Gli autori sottolineano comunque che le evidenze disponibili sono ancora limitate ed eterogenee e che i meccanismi precisi richiedono ulteriori studi. (⁠Frontiers)


Il respiro come ponte tra corpo e coscienza

È qui che la rilettura dell’esperienza del Prof. Antonio Valmaggia acquista un significato particolare.

Il valore storico dell’articolo non consiste nel sostenere che tutte le ipotesi formulate all’epoca siano state successivamente dimostrate dalla neuroscienza.

Sarebbe una semplificazione.

Il punto interessante è un altro.

Antonio Valmaggia aveva individuato nel rapporto tra corpo, respirazione e stato di coscienza un territorio di esplorazione che negli anni successivi avrebbe attirato un’attenzione scientifica crescente.

La respirazione possiede infatti una caratteristica straordinaria.

È normalmente automatica, ma può diventare volontaria.

È corporea, ma viene influenzata dalle emozioni.

Cambia quando abbiamo paura, quando siamo rilassati, quando dormiamo, quando siamo concentrati.

E, nella direzione opposta, modificarla consapevolmente può contribuire a modificare alcuni aspetti del nostro stato psicofisiologico.

In questo senso il respiro rappresenta un vero punto d’incontro tra dimensione automatica e dimensione cosciente dell’essere umano.


Dal rebirthing all’ipnosi: la ricerca di Antonio Valmaggia

Il percorso del Prof. Antonio Valmaggia si è progressivamente esteso ben oltre il rebirthing.

La sua ricerca si è concentrata sull’ipnosi e sugli stati modificati di coscienza, sviluppando differenti modalità esperienziali attraverso le quali la persona può esplorare memoria, immagini interiori, emozioni, percezioni corporee e dimensioni profonde della propria esperienza soggettiva.

Da questo punto di vista, il documento del 2000 rappresenta qualcosa di più di un semplice ritaglio di giornale.

È una testimonianza storica di un percorso di ricerca iniziato molti anni fa.

Tecniche e conoscenze si sono evolute. La ricerca scientifica è progredita. Alcune interpretazioni sono state riviste e altre rimangono ancora da verificare.

Ma una domanda attraversa tutto questo percorso:

quanto può cambiare la nostra esperienza quando impariamo ad accedere consapevolmente a stati differenti della mente?

È una domanda che continua a interessare neuroscienze, psicologia, ricerca sulla meditazione, studi sull’ipnosi e discipline contemplative.

Ed è anche una delle domande che attraversano il lavoro del Prof. Antonio Valmaggia.


Un articolo del 2000 che parla ancora al presente

Rileggere oggi «Scuola di respiro, meglio che curarsi» significa quindi osservare contemporaneamente passato e presente.

Da una parte abbiamo la testimonianza giornalistica di un’epoca nella quale il rebirthing rappresentava una pratica innovativa e poco conosciuta dal grande pubblico.

Dall’altra abbiamo oltre venticinque anni di evoluzione della ricerca sul rapporto fra respirazione, sistema nervoso, emozioni e stati di coscienza.

Le evidenze disponibili non autorizzano a considerare il breathwork una cura universale né un sostituto delle terapie mediche o psicologiche quando necessarie.

Mostrano però qualcosa di altrettanto interessante: il modo in cui respiriamo può essere una componente concreta della regolazione del nostro stato psicofisiologico, e alcune pratiche respiratorie meritano di essere studiate con crescente attenzione. (⁠Nature)

In questa prospettiva, la pagina di giornale dedicata ad Antonio Valmaggia assume oggi anche un valore documentale.

Racconta una tappa di un percorso che, dal respiro agli stati modificati di coscienza, dall’ipnosi all’esplorazione dell’esperienza interiore, continua a porre al centro l’essere umano e le sue possibilità di conoscenza e trasformazione.

Prof. Antonio Valmaggia
Ipnologo – Ricercatore e formatore nell’ambito dell’ipnosi e degli stati modificati di coscienza

Continua

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